IL DIAMANTE

La rarità, la straordinaria brillantezza e il valore di un diamante, sono solo alcune delle caratteristiche che contribuiscono ad accrescere l’immenso interesse per questo minerale. Simbolo di unicità e purezza, il diamante è da sempre protagonista delle vetrine delle migliori gioiellerie del mondo.

Le 4 C

Carato

Il peso delle pietre preziose, così come quello del diamante, è espresso in carato (1 carato = 0,2 grammi), dove 1 carato è suddiviso in 100 punti. Il peso delle pietre oltre l carato è di solito espresso in carati, mentre il peso delle pietre al di sotto del carato viene espresso in punti. L’abbreviazione di carato è “ct”.

E’ chiaro che il valore di una pietra dipende dal suo peso. Una pietra di 0.80 ct è più cara di due pietre di 0.40 ct ciascuna. Una pietra grande è più rara, quindi più cara, di molte piccole pietre che hanno insieme lo stesso peso di una sola grande pietra.

Questi rapporti tra peso e costo sono molto importanti nel commercio del diamante al momento di determinare il prezzo.

Una pietra con un peso appena al di sopra di 1 carato costerà il 30% di più di una pietra con il peso appena al di sotto di 1 carato. Proprio per questo è molto importante indicare sul Grading Report il peso esatto di una pietra.

Purezza

La purezza indica il grado in cui il diamante è “puro” e sarà giudicato in base alla presenza o all’assenza di caratteristiche interne ed esterne. La maggior parte dei diamanti contiene delle inclusioni che si sono formate durante il processo di crescita. Si tratta molto spesso di inclusioni molto piccole visibili solo con la lente o con il microscopio. Alcuni elementi possono influire sul grado di purezza finale; è quindi necessaria una grande esperienza per valutare correttamente la purezza di un diamante.

Il sistema di graduazione dell’IDC

IF Utilizzando la lente 10x non si riscontrano caratteristiche maggiori di 5µm.
Very Very Small: VVS1 VVS2 La grandezza, la posizione ed il numero delle inclusioni interne fanno la differenza tra un VVS1 e VVS2.
Very Small: VS1 VS2 Inclusioni interne molto piccole abbastanza facili da individuare con la lente 10x. La grandezza, la posizione e il numero delle inclusioni fanno la differenza tra VS1 e VS2.
Small Inclusion: SI1 SI2 Piccole inclusioni interne, molto facili da individuare con la lente 10x. La grandezza, la posizione ed il numero delle inclusioni fanno la differenza tra SI1 e SI2.
Piqué/Inclusion: P1 P2 P3 Inclusioni interne visibili ad occhio nudo dal lato della corona del diamante. La grandezza e l’influenza di queste inclusioni sullo sfavillo del diamante fanno la differenza tra P1, P2, P3.

Il grado di purezza sarà determinato da diverse caratteristiche.

Le caratteristiche che possiamo trovare all’interno di un diamante o alla sua superficie possono essere divisi in 5 gruppi:

  • Caratteristiche interne
  • Caratteristiche esterne
  • Combinazioni di caratteristiche interne ed esterne
  • Fenomeni di struttura
  • Opacità

Altra caratteristica che determina il grado di purezza di un diamante è la posizione delle inclusioni, a seconda che si trovino su:

  • Tavola
  • Corona
  • Cintura

Colore

Esistono diamanti di tutti i colori, ma la maggior parte dei diamanti di qualità gemma sono incolori, giallo molto chiaro, marroni o grigi. Il diamante con un colore perfetto è da sempre considerato quello incolore. I diamanti possono presentare svariate colorazioni: incolore, giallo, arancione, rosso, magenta, verde, blu, viola e nero.

I diamanti con colori molto saturi hanno un grande valore, perché sono molto rari e considerati come dei miracoli della natura. La terza C, il colore, è molto importante per la determinazione del valore di un diamante.

La maggior parte dei diamanti tagliati (circa il 95%) ha un colore che varia dall’incolore al giallo chiaro, giallo tinto e giallo. Essi appartengono alla serie “Cape” (così chiamata dal primo giacimento diamantifero in Sud Africa, il Cape). Esistono anche dei diamanti naturali blu, rosa, rossi, verdi. Queste pietre rappresentano una piccolissima parte dell’offerta globale delle pietre e sono dunque molto rare. Questi colori sono detti “colori fantasia”.

L’origine dei colori più intensi può essere spiegata in base alla struttura atomica del diamante. La struttura cristallina ideale di un diamante è formata unicamente da atomi di carbonio (C), ordinati in una struttura tridimensionale ben definita. Ogni atomo di carbonio è legato ad altri 4 atomi di carbonio e formano una struttura tetraedica. Un diamante perfetto, costituito unicamente da carbonio, sarà completamente incolore. In realtà, tutti i cristalli di diamante contengono delle impurità atomiche e delle anomalie nella struttura. Queste anomalie nella struttura ideale (= difetti) possono diventare otticamente attive e sono chiamate centri di colore. Il colore del diamante deriva da questi centri di colore. Esempi importanti di difetti sono i diversi atomi che hanno preso il posto di un atomo di carbonio. Più sono presenti atomi di azoto, più il diamante sarà giallo.

La tabella sottostante mostra i diversi tipi di diamanti, divisi secondo i centri di colore.

Tipo I Tipo II
IA IB IIA IIB
Centri di colore Gruppi d’atomi d’azoto Atomi d’azoto isolati Atomi di azoto non presenti.
Colorazione derivante da deformazione plastica. La presenza di centri di colore strutturale sono dovuti alla differenza di tensione tra le linee di crescita.
Atomi di boro
Colore – Incolore

– Giallo

– Arancio

– Giallo

– Arancio

– Marrone

– Incolore

– Marrone

– Giallo

– Porpora

– Blu

– Grigio

Scala internazionale per la graduazione del colore

Per i colori cape, il Consiglio Internazionale del Diamante ha redatto la seguente scala di colori, pubblicata in “IDC – Rules for Grading Polished Diamonds”. Sono state aggiunte anche le denominazioni del GIA, al fine dì rendere la lista più completa possibile.

Determinazione del colore utilizzando le pietre campione

Per determinare il colore dei diamanti appartenenti alla serie “Cape”, si confronta la saturazione del colore del diamante con il colore delle pietre campione, che occupano un posto ben preciso nella scala della determinazione dei colori. La serie delle pietre campione è stata creata nel 1977 da alcuni rappresentanti della “World Federation of Diamond Bourses”, della “International Diamond Manufacturers Association” e della Confederazione Internazionale della Bijouterie, della Gioielleria, dell’Oro, dei Diamanti, Perle e Pietre (CIBJO).

La fluorescenza

La fluorescenza è un effetto luminoso presente in alcuni diamanti quando questi vengono esposti alla luce ultravioletta. La fluorescenza può presentarsi anche con un’esposizione ai raggi X o alla luce visibile. La luce visibile che ne fuoriesce può avere un colore qualunque, a seconda dalla materia di cui l’oggetto è composto.

Una gran parte di diamanti (ed altre pietre preziose) mostra questo effetto dopo un’esposizione alla luce ultravioletta. Circa il 50% possiede una fluorescenza abbastanza forte da essere visibile in particolari condizioni e il 10% ha una fluorescenza così forte da poter notare una differenza di colore nella pietra.

4 livelli di fluorescenza

L’intensità della fluorescenza viene determinata confrontandola visivamente con delle pietre campione. Si utilizza a tal fine una lampada ultravioletta con una lunghezza d’onda di 366 nm.

Si distinguono 4 livelli di fluorescenza:

  • NIL (inerte)
  • SLIGHT (leggera)
  • MEDIUM (media)
  • STRONG (forte)

Il taglio

Quando si parla di colore e purezza di un diamante si considerano le caratteristiche interne della gemma, mentre quando si parla di taglio si fa riferimento alla maestria del tagliatore di diamanti e alla sua abilità, valutate durante la classificazione dei tagli. Due sono le componenti per classificare il taglio. Una si riferisce alle proporzioni della pietra che danno origine alla sua brillantezza e fuoco, mentre l’altra si riferisce alla precisioni attraverso la quale le faccette sono modellate da un tagliatore che cerca di farle combaciare ed essere posizionate in modo regolare intorno alla cintura Il taglio, rispetto ad altri fattori, è essenziale per l’aspetto del diamante. Un diamante di qualità superiore “top quality” (puro alla lente ed eccezionalmente bianco +) ad esempio, con pessime proporzioni, può essere meno interessante di un altro diamante con una purezza e colori pessimi, ma con un taglio perfetto.

Taglio a brillante

Il brillante rotondo una volta finito conta 57 faccette e un apice appuntito. Quando l’apice non è a punta, ma tagliato come una faccetta, si ottengono 58 faccette. Questo taglio era in passato molto frequente (taglio “ideale americano”), ma oggi viene data priorità al taglio con l’apice appuntito (taglio “ideale europeo”).

Altri tipi di taglio

Nonostante il taglio a brillante sia senza dubbio il più diffuso, esistono molti altri tipi di taglio altrettanto frequenti, come il taglio a pera o a pendente, l’ovale, la “marquise” o “navette”, a cuore, a smeraldo. Sono detti tagli fantasia. Il taglio fantasia deve, come il taglio brillante rispettare alcune regole precise, come il numero e la posizione delle faccette. I tagli che hanno delle anomalie nel numero e nella posizione delle faccette sono chiamati variazioni, quando tali faccette supplementari sono simmetriche, abbastanza grandi e disposte correttamente.

Sistema di classificazione del taglio dell’HDR di Anversa

Dal primo gennaio 2009, l’HDR di Anversa sta utilizzando un nuovo sistema di classificazione del taglio più elaborato di quelli precedenti. Il taglio di un diamante consiste ora nella combinazioni di tre parametri: proporzioni, simmetria e politura. Ognuno di questi viene separatamente classificato e indicato nel grading report con Eccellente (EXC), Ottimo (VG), Buono (G) o Giusto (F), in base alla qualità.

Proporzioni

Simmetria

Politura

Le caratteristiche chimiche

I legami tra gli atomi di carbonio nel cristallo del diamante sono di natura covalente, i legami più forti esistenti nel mondo della chimica. È necessaria una grandissima quantità di energia per rompere tali legami: tutte le proprietà fisiche del diamante derivano proprio dalla natura della struttura interna del cristallo.

DUREZZA

La durezza può essere definita come la resistenza di un minerale ai graffi, alla rottura, alla sfaldatura o alla possibilità di piegarsi. La scala di Mohs è stata messa a punto dal geologo austriaco Friedrich Mohs nel 1822. Egli scelse dieci pietre conosciute e facili da identificare e le classificò in base alla loro “resistenza ai graffi”. Tale scala relativa semplificata si basa sul principio per cui ogni minerale, con una certa durezza, può rigare ogni altro minerale di una durezza minore e, a sua volta, può essere rigato da minerali con una durezza maggiore. Al contempo, minerali con identica durezza possono rigarsi reciprocamente.

Il diamante è il minerale più duro che esiste (durezza 10) e può quindi rigare qualunque minerale, ma non può essere rigato da nessun altro minerale, a parte un altro diamante. Quest’estrema durezza è dovuta ai forti legami esistenti tra gli atomi di carbonio. Dipende dalla direzione ed i lati, possedendo dei legami atomici molto forti, sono i più duri. Quest’estrema durezza ci permette di comprendere il perché sia così difficile e complicato lavorare il diamante. Ciò è possibile solo utilizzando polvere e resti di diamante e rispettandone la struttura e la direzione di cristallizzazione. Nonostante questa sua caratteristica, il diamante è molto fragile. Un colpo di martello può facilmente frantumare un cristallo di diamante.

DENSITÀ

La densità o peso specifico di un corpo è il rapporto tra il suo peso e quello di un uguale volume di acqua pura, espresso in g l cm3. Il peso specifico del diamante è 3,52, ciò che lo rende (a pari volume) 3,5 volte più pesante dell’acqua. La densità può essere utilizzata per distinguere il diamante dalle sue imitazioni. Viene determinata pesando la pietra nell’acqua e nell’aria con una bilancia di precisione. Un altro sistema è quello di immergere le pietre in liquidi la cui densità sia conosciuta. La pietra con la stessa densità del liquido resterà sospesa, galleggerà sulla superficie, se immersa in un liquido con densità maggiore e affonderà, se immersa in liquido con densità minore.

L’INDICE DI RIFRAZIONE

La notevole brillantezza, la forza attrattiva ed il gioco di colore del diamante sono qualità che derivano dal suo elevato indice di rifrazione, misura questa della densità ottica di un materiale. Il valore dell’indice di rifrazione dipende dalla forza della luce. L’indice di rifrazione del diamante è di 2,42.

Il comportamento della luce in un diamante

Per capire il perché della brillantezza e del gioco di luce del diamante è necessario ricorrere ad alcune regole di base della fisica ottica. Un raggio di luce che cade su una superficie (per es., uno specchio), viene riflesso; questo è il fenomeno della “riflessione”. La fisica ottica misura sempre l’angolo del raggio di luce, sia incidente, sia riflesso, rispetto alla perpendicolare e non rispetto alla superficie attraversata dalla luce.

Effetti causati dalle proprietà ottiche

Brillantezza

o ritorno di luce del diamante, è causata dal suo elevato indice di rifrazione. Il taglio a brillante (rotondo) – così come tutti gli altri tagli – cerca di sfruttare il più possibile questo principio.

Il taglio a brillante è stato ideato affinché tutta la luce che entra dalla corona del diamante ne esca attraverso la tavola. Allo stesso modo, tutta la luce che entra dalla tavola esce attraverso la corona. Questo è un processo tridimensionale e non bidimensionale.

Dispersione

La dispersione non è altro che la divisione della luce bianca nelle componenti di diversi colori. Il coefficiente di dispersione del diamante è di 0.044. La dispersione si produce soltanto quando un raggio di luce attraversa corpi aventi diversi indici di rifrazione, come ad esempio il caso della luce che dal diamante esce verso l’aria o il contrario.